Pentiti del tatuaggio? Ecco che cosa sapere prima di farlo rimuovere

Solo nel 2016, stando ai dati dellʼAssociazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe), il problema ha riguardato 13mila persone. I motivi possono essere i più disparati, ma il problema, una volta che si decide, è il medesimo per tutti: “Come eliminare quel tatuaggio fatto quando si era troppo giovani/ troppo innamorati/ troppo esaltati e quale sarà il risultato?”. Un problema che se a molti può sembrare estremamente di nicchia, in realtà, stando ai dati dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe), solo nel 2016 ha riguardato 13mila pentiti da tatuaggio. Togliere un tatuaggio è molto più difficile che farlo, e non sempre è possibile riuscirci.

 I tatuaggi si fanno spesso da giovani senza pensare che è un segno che ci accompagnerà per sempre. Molti si stancano, cambiano gusti e passioni e quindi decidono di cancellare il disegno o la scritta. Alcuni lo fanno per lavoro: non avere tatuaggi o piercing è obbligatorio per chi decide di entrare nell’esercito o corpi di polizia, carabinieri, finanza.

Ecco allora le cose da sapere quando si decide di dire addio al proprio tatuaggio: 
1) Non sempre è possibile la completa scomparsa – Il laser non sempre cancella del tutto il tatuaggio, così come la gomma cancella il segno di una matita; l’efficacia del trattamento dipende da colore, profondità, densità e tipo di pigmento e dal fototipo del paziente, cioè dal colore della sua pelle (bianca, olivastra, nera) . 

2) La professionalità è tutto – La strada migliore da seguire è quella di rivolgersi solo a professionisti esperti del settore, in grado di proporre tecniche moderne. “Al momento la tecnica più efficace è rappresentata dai laser q-switchati (laser Q-S), strumenti che producono un impulso laser di brevissima durata (nanosecondi, alcuni miliardesimi di secondo) – dice l’ Aicpe -. Questo distrugge le cellule entro le quali sono accumulati i granuli di pigmento, spezzandoli in frammenti più piccoli (diametro variabile da 10 a 100 millesimi di millimetro) che vengono smaltiti nei tessuti corporei o da cellule migranti nel corso dei giorni e delle settimane successive. Ripetuti trattamenti, distanziati da un congruo periodo di tempo (in genere 45 – 60 giorni) per consentire la spontanea rimozione dei pigmenti, consentono di perseguire la progressiva scomparsa del tatuaggio”. 

3) Scegliere bene il periodo dell’anno per farlo – E’ necessario calcolare bene i tempi, perché rimuovere un tatuaggio è un processo lungo: sono necessarie diverse sedute distanziate di circa 6-8 settimane. L’esposizione della cute trattata al sole o a lampade abbronzanti dev’essere evitata almeno per un mese, avendo cura, nelle corso delle prime esposizioni, di utilizzare creme a filtro solare ad alta protezione (filtri 30+-50+).

 4) Difficile calcolare quante sedute saranno necessarie – E’ difficile sapere in anticipo quante sedute serviranno per rimuovere un tatuaggio. Nei casi più facili variano da 3 a 5, mentre in quelli più difficili si arriva a 8-12 sedute. In una minima percentuale di casi il trattamento può essere insoddisfacente. Dipende da diversi fattori: il tipo di tatuaggio (quelli professionali sono normalmente più difficili da rimuovere a causa della maggior profondità del pigmento e della sua elevata densità e stabilità); il colore (il verde, l’azzurro e soprattutto il giallo, sono molto difficili (a volte impossibili) da rimuovere, mentre il rosso, in alcuni casi, può scurirsi, per effetto di eventuali materiali ferrosi presenti nel pigmento). I tatuaggi più vecchi sono più facili da eliminare rispetto a quelli più recenti, perché il corpo ha già eliminato una parte del pigmento. 

5) Più è grande il tatuaggio, più tempo sarà necessario – La durata di ogni singola seduta dipende dalla superficie del tatuaggio da rimuovere. Una superficie di 4 centimetri di lato viene trattata in una decina di minuti.

 6) I tatuaggi cosmetici (sopracciglia, labbra, areole, camouflage di cicatrici) di colore rosa-marron-arancio, devono essere trattati con molta prudenza, effettuando test su piccole aree prima di procedere al trattamento completo, in quanto “contengono zinco e ossido di titanio e se trattati con il laser Q-S possono annerirsi irreversibilmente”, dice l’Aicpe. 

7) Il paziente può interrompere il trattamento di rimozione in qualsiasi momento, consapevole però che in questo modo il lavoro non è completato. 

 8) Il trattamento con laser Q-S è doloroso. Per ridurre il dolore viene di norma applicata della crema anestetizzante 30 minuti prima della seduta e durante il trattamento applicato del ghiaccio sulla cute.

 9) Più la pelle è scura, più difficile sarà la rimozione – La rimozione è più problematica per chi ha la pelle scura. La rimozione è sconsigliata anche a chi ha la tendenza a sviluppare cicatrici ipertrofiche o cheloidee, a chi presenta infezioni attive della pelle. Attenzione invece a terapie farmacologiche o con farmaci foto sensibilizzanti.

 10) Il “post operatorio” – Dopo il trattamento si formano sulla pelle delle bollicine. È indicato trattare la pelle con unguenti antibiotici e applicare una medicazione occlusiva con garza vaselinata per uno o due giorni, fino alla formazione delle croste. 

11) La “sindrome” da tatuaggio fantasma – Infine, si deve sapere che, in corrispondenza del tatuaggio rimosso, potrebbe rimanere una sorta di ombra chiamata “fantasma del tatuaggio”. Può durare alcuni anni o anche per sempre.