3 miti da sfatare sulla Mastoplastica additiva

Nonostante gli interventi di mastoplastica additiva siano oramai molto diffusi, sono ancora molti i falsi miti che persistono. Queste credenze creano timori ed insicurezze per chi desidera sottoporsi a questo tipo di intervento. Di seguito analizzeremo 3 miti da sfatare sulla mastoplastica additiva.

1) Le protesi non esplodono in aereo. Le protesi sono totalmente sicure. Credere che esse possano esplodere in aereo è totalmente fuori logica. Qualora si sentissero delle notizie a riguardo, sono sicuramente delle bufale. Se realmente le protesi potessero esplodere durante un volo aereo, le compagnie aeree non farebbero salire le donne che si sono sottoposte all’intervento al seno.

2) Si può ancora allattare al seno dopo un intervento di mastoplastica additiva. Anche l’idea che, a seguito di un intervento al seno, possa impedire l’allattamento è un mito da sfatare. Le protesi non impediscono la cosa più naturale che esista al mondo  e non costituiscono nessun problema per il bambino.

3) Le protesi al seno non interferiscono con ulteriori esami medici. Molte persone pensano che il fatto di portare delle protesi al seno, possa in qualche modo comportare delle difficoltà durante gli esami medici. Si crede inoltre che la mastoplastica
renda difficoltosa l’individualizzazione di eventuali tumori al seno. Nulla potrebbe essere più falso: un esperto radiologo è in grado di effettuare senza problemi i controlli periodici (mammografia ed ecografia mammaria) che tutte le donne debbono fare superati i 40 anni. Se questo fosse vero, le autorità sanitarie avrebbero proibito tutti gli interventi di protesi mammarie.

Rifarsi con un clic!

Impazzano in rete i simulatori di Chirurgia Estetica: basta caricare la propria fotografia e giocare con il mouse per sottoporsi a virtuali rinoplastiche, lifting, mastoplastiche e liposuzioni.

Per viso, seno e corpo, sono diventati il nuovo trend del web. Nasino regolare, misure da modella e seno da maggiorate! Chi non sogna di vedere tutto questo nella propria immagine riflessa allo specchio?

E quando la natura non aiuta, c’è sempre la scappatoia della chirurgia estetica. Eppure la paura del bisturi è un deterrente che tiene alla larga tante donne, ma finalmente anche tutte le fifone potranno togliersi lo sfizio di vedersi rimodellate alla perfezione grazie ai simulatori presenti sul web. Nati per chi intende sottoporsi ad un intervento chirurgico di rinoplastica, lifting, mastoplastica o liposuzione, sono già diventati dei trend in rete, ad uso e consumo non solo delle future rifatte, ma di chiunque voglia sentirsi almeno per un momento Gisele Bunduchen o Kate Moss.

 Come? Semplicissimo, basta caricare la propria fotografia e provare tra le tante soluzioni: botulino per le rughe, filler per restituire volume alle labbra, protesi anatomiche e lifting per il seno, rimodellamento del corpo e tanto altro ancora. E il tutto senza bisturi, o meglio: il bisturi diventa il mouse! 

Si tratta infatti di tre tool informatici (ciascuno dedicato rispettivamente al viso al seno e al corpo) che rappresentano la più avanzata applicazione professionale di simulazione in anteprima dei risultati della Medicina e della Chirurgia Estetica. Il più gettonato in rete è quello del viso che permette in pochi secondi di vedere quali migliorie apporterebbe un ritocchino qua e là, dando l’illusione di aver detto addio a rughe e zampe di gallina. Anche quelli dedicati al corpo e al seno fanno impazzire le internaute, offrendo loro rimodellamenti, liposculture e rassodamenti a portata di clic.

Perfetto per tutte quelle donne che non amano il taglia e cuci o per chi volesse poi stampare la foto con il risultato della liposuzione e attaccarla sul frigorifero come deterrente!

 

Cos'è la contrattura capsulare e come può essere trattata?

A volte, non importa quanto sia abile il chirurgo, possono sorgere complicazioni durante o dopo un’intervento chirurgico. Poiché la composizione del tessuto connettivo varia molto da un paziente all’altro, anche il processo  di guarigione è del tutto unico per ogni paziente. Questo è il motivo per cui alcuni sviluppano uno spesso tessuto cicatriziale dopo qualsiasi tipo di lesione cutanea profonda, mentre altri possono sostenere tagli profondi e sviluppare solo cicatrici sottili che si attenuano nel tempo. Un altro buon esempio di questa differenza è il modo in cui alcune donne sviluppano smagliature evidenti durante la gravidanza, indipendentemente da ciò che fanno per prevenirle, mentre altre donne superano la gravidanza senza problemi. Inoltre, il sistema immunitario risponde in modo diverso a stimoli uguali e il sistema immunitario di alcuni pazienti può reagire male agli impianti medici. La contrattura capsulare è una delle complicanze più frequenti che si manifestano in seguito     ad un intervento di mastoplastica additiva, correttiva o di ricostruzione del seno. Si colloca infatti al secondo posto tra le motivazioni che portano a dover eseguire un secondo intervento. Le informazioni a riguardo sono ancora poche e nebulose ma i tentativi fatti per evitarla hanno portato a una netta diminuzione dell’incidenza di questo disturbo.              In seguito all’impianto di una protesi mammaria interna, il nostro corpo reagisce sviluppando una sacca intorno alla protesi in quanto la percepisce come un corpo estraneo e vuole proteggere gli altri tessuti. In linea generale questa capsula periprotesica è molto utile perché isola l’organismo e allo stesso tempo mantiene la protesi in posizione corretta.          Essa inoltre si presenta sottile e flessibile e pertanto non crea problemi alla paziente. I disagi si presentano qualora la capsula dovesse ispessirsi e contrarsi, stringendo la protesi e deformando il seno. Non soltanto esso risulterà duro e innaturale ma si avvertirà anche del dolore. Questo può accadere dopo pochi mesi o anche dopo anni, oppure può non accadere affatto. La contrattura può presentarsi in entrambe le mammelle ma più comunemente avviene solo da un lato. In base alla sua gravità possiamo suddividere la contrattura in diversi livelli. C’è ancora molta incertezza per quel che riguarda le cause della contrattura della capsula periprotesica. In piccola percentuale può dipendere dal processo di guarigione individuale per il quale il corpo crea un tessuto cicatriziale più o meno spesso. Sicuramente il fumo contribuisce alla formazione di questa capsula, pur non costituendone la causa primaria. Può altresì derivare da problematiche relative all’impianto stesso (perdita o trasudazione di gel, non sterilità del prodotto) ma anche questo è un caso raro, soprattutto visto lo sviluppo delle protesi di ultima generazione. Un’ipotesi che si sta facendo largo negli ultimi anni è quella della presenza di un batterio nel seno che, invece di causare un’infezione acuta, svilupperebbe una sorta di infezione a bassissima evidenza attorno alla protesi che ricprerebbe la stessa con un sottile strato batterico (Biofilm). Nella maggioranza dei casi tuttavia, la contrattura capsulare sembrerebbe dipendere dal modo in cui viene svolto l’intervento additivo e dal tipo di accorgimenti che si attuano nel post-operatorio. Sebbene non sia stato ancora individuato un modo per scongiurare la contrattura capsulare, negli ultimi anni la sua incidenza è diminuita notevolmente passando dal 20% al 2-5%. Questo miglioramento è stato imputato alle nuove metodiche di intervento, sempre più sicure e meno invasive, e allo sviluppo delle moderne protesi.                                                      Per cercare di prevenire la formazione di una contrattura, al momento vengono adottati i seguenti accorgimenti: posizionamento dell’impianto in sede retromuscolare, che sembrerebbe proteggere la protesi da questa complicanza; utilizzo di protesi con rivestimento testurizzato piuttosto che liscio; utilizzo di liquidi antibiotici con cui irrigare la mammella durante l’impianto; ridurre al minimo le incisioni per l’inserimento in modo da limitare il sanguinamento; ridurre al minimo lo spazio creato per l’impianto in modo da evitare eccessivi danni ai tessuti; assicurare l’assoluta sterilità dell’ambiente operatorio e degli strumenti utilizzati; prescrizione di farmaci infiammatori nelle prime fasi del disturbo.

Chirurgia plastica estetica, chirurgia plastica ricostruttiva: qual è la differenza?

Se hai sempre pensato che la chirurgia estetica e la chirurgia plastica fossero due cose distinte, sappi che non sei l’unico. Il percorso professionale iniziale è comune ed è la specializzazione in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica.
Al termine dei 5 anni del corso di specializzazione in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica alcuni chirurghi plastici scelgono di dedicarsi esclusivamente alla chirurgia estetica e come tale di affinarsi con una formazione supplementare. Altri scelgono di perfezionarsi nelle metodiche di chirurgi plastica Ricostruttiva affinando tecniche particolari come la microchirurgia o di terapia dei malformati, ustionati ecc. 

Nel 1999, l’American Society of Plastic and Reconstructive Surgeons cambiò il suo nome in American Society of Plastic Surgeons per comunicare più fortemente il messaggio che “i chirurghi plastici estetici e ricostruttivi fanno parte della stessa categoria”. 

Oggigiorno un numero sempre più significativo di chirurghi plastici sceglie di concentrare la propria ulteriore perfezionamento sulla pratica della chirurgia estetica. La chirurgia plastica estetica e la chirurgia plastica ricostruttiva sono due rami della specialità strettamente correlate, ma non hanno il medesimo campo d’azione.

Chirurgia estetica e chirurgia plastica hanno obiettivi diversi ma hanno in comune molte tecniche specialistiche e le filosofie generali che guidano la formazione, la ricerca e gli obiettivi dei risultati.Sia la chirurgia plastica estetica ha come finalità il miglioramento dell’aspetto, la chirurgia plastica ricostruttiva ha la finalità di ripristinare un determinata area corporea danneggiata ripristinando una situazione di normalità anatomica e funzionale del corpo del paziente. 
Le procedure, le tecniche e i principi della chirurgia estetica sono interamente focalizzati sul miglioramento dell’aspetto del paziente, ad incrementarne l’attrattiva estetica. La chirurgia estetica può essere eseguita su tutte le aree della testa, del collo e del corpo. Poiché le aree trattate funzionano correttamente, la chirurgia estetica è elettiva, la scelta di sottoporsi ad un intervento è solo del paziente.

L’ambito delle procedure di chirurgia estetica comprende:
– valorizzazione del seno: aumento, sollevamento, riduzione
– contouring facciale: rinoplastica, mento o potenziamento delle guance
– ringiovanimento facciale: lifting del viso, lifting delle palpebre, lifting del collo, lifting della fronte
– body contouring: tummy tuck, liposuzione, trattamento ginecomastia
– ringiovanimento della pelle: laser resurfacing, botox, trattamenti di riempimento;

La chirurgia plastica ricostruttiva è definita come specialità chirurgica dedicata alla riparazione di difetti del viso e del corpo dovuti a malformazioni del viso o del corpo, traumi, ustioni e malattia e di riportarli ad una piena condizione di normalità anatomica e funzionale.

Cos’è il rippling al seno? Come si può evitare.

La parola rippling deriva dall’inglese “ripple” che significa “increspatura/ondulazione”. Questo termine si utilizza per denominare l’apparizione di rughe dopo una mastoplastica additiva. Il rippling preoccupa le pazienti per il risultato antiestetico che ne deriva. Questo fenomeno non si manifesta immediatamente dopo la chirurgia, ma si vede dopo qualche mese, nel momento in cui la paziente crede di avere già superato la possibilità di avere delle complicanze.

Come si può evitare il rippling? Il rippling al seno può essere causato da:

– un impianto di protesi con una coesività non adatta per il tipo di paziente (densità del silicone). Una protesi è tanto più sicura, omogenea e duratura quanto la sua coesività sarà selezionata in funzione della qualità dei tessuti della paziente.

– Le protesi morbide o a bassa coesività sono molto piacevoli al tatto perché la loro consistenza è molto simile a quella della mammella femminile.

– Le protesi hanno bisogno di una buona copertura dei tessuti specialmente nelle donne molto magre. È molto più probabile che si verifichi il rippling quando una protesi a bassa coesività viene impiantata in posizione superficiale ovvero sottoghiandolare in una donna magra. In queste pazienti si dovrà privilegiare un piano più profondo: non protesi superficiali sottoghiandolari ma sottomuscolari parziali impiantate secondo la tecnica  Dual Plane o Triple Plane.

– Al momento della scelta della protesi bisogna tenere in considerazione che ogni forma scelta implica un tipo di coesività differente. La Paziente che si vuole sottoporre all’intervento di mastoplastica additiva dovrà essere guidata dal Chirurgo plastico estetico nella scelta della forma (anatomiche o rotonde) e del volume più adatto ma anche al tipo di forma, coesività e del piano dell’impianto (retro ghiandolare o retro muscolare). Tali parametri, se selezionati in modo corretto, consentiranno di ottenere risultati belli e naturali.

Come si può sistemare il rippling? Il rippling alle protesi mammarie non è un problema che mette a repentaglio la salute della paziente ma è solo un inestetismo. Tuttavia, se l’increspatura al seno è troppo evidente da non poterci convivere, si può considerare l’ipotesi di sottoporsi a un nuovo intervento per sostituire le protesi con protesi anatomiche oppure posizionare l’impianto delle protesi in un piano più profondo, retro muscolare, oppure effettuare un lipofilling per riempire e aumentare lo spessore del tessuto cutaneo-sottocutaneo che si è assottigliato. La protesi risulterà ben coperta in modo immediato ed efficace facendo scomparire il problema estetico.

Un caffè in meno per una taglia in più di seno?

Non serve ricorrere a coppe, ferretti e push-up, né alla chirurgia estetica o a cure ormonali: per ottenere un décolleté un po’ più abbondante basta ridurre la razione quotidiana di caffeina. Lo rivela un team di ricercatori svedesi della Lund University. Secondo lo studio, portato avanti nell’arco di 10 anni, sono in particolare le assidue consumatrici, che bevono tre tazze di caffè al giorno o più, a rischiare una taglia di reggiseno in meno. I test sono stati effettuati su circa 300 giovani donne delle quali è stata registrata sia la circonferenza del busto che il consumo abituale di caffeina. Helena Jernstroem, coordinatrice della ricerca, ha notato un chiaro legame tra i due dati: più elevate dosi di caffè corrispondono a un seno più piccolo. La ragione è probabilmente da ricondurre a un genotipo particolare (CYP1A2!F – allele C) che fa parte del patrimonio genetico di metà della popolazione femminile Svedese: nelle donne che lo possiedono si innescherebbe questa particolare relazione tra caffeina e taglia di reggiseno. Una consolazione per le accanite bevitrici che mettono a rischio la loro scollatura: le donne abituate a un consumo moderatamente alto di caffeina hanno meno probabilità di sviluppare il tumore al seno e se avviene, nelle donne che bevono caffè, si è evidenziata una migliore risposta alle cure con tamoxifene. “Chiunque pensasse di indovinare quanto caffè beve una donna in base alla sua taglia di reggiseno sarà deluso – precisa la ricercatrice. – Le signore possono stare tranquille, il loro seno non sparirà nel corso della notte”. Quindi, in quelle portatrici dell’allelo modificato e che bevono grandi quantità di caffè, niente bisturi e silicone ma possono assumere un cappuccino o un espresso in meno.

La protesi più richiesta per il seno

La  mastoplastica additiva è sicuramente l’intervento di chirurgia estetica più richiesto dalle donne. In Italia, secondo le statistiche AICPE, nel 2013 sono state eseguite oltre 33000 interventi di mastoplastica additiva e, nella Donna, è risultato il 1° in assoluto. Secondo le statistiche ISAPS (International Society Aesthetic Plastic Surgery) nel 2016 sono state eseguite oltre 3 milioni di interventi di Chirurgia Estetica nel Mondo.

La forma e le caratteristiche della protesi hanno un’importanza determinante nel definire l’aspetto finale del seno e sceglierle non è semplice.
Nel 2017 le protesi tonde micro o nano testurizzate con gel ergonomici che si ridispongono in base alla posizione del corpo, sono state le più richieste.
Questa tipologia di protesi danno in genere meno problemi perché viene minimizzato il loro sfregamento con i tessuti circostanti. Tutte le protesi d’ultima generazione garantiscono durata nel tempo del risultato estetico finale e grazie alla loro elevata qualità tecnologica i rischi sono ridotti al minimo.

La mastoplastica additiva provocando una variazione del rapporto proporzionale mammelle/torace e seno/corpo nel suo insieme non permette di fornire un parametro unico valido per tutte le pazienti nella scelta delle protesi. Le valutazioni principali del chirurgo plastico nel corso della visita preliminare riguardano il tipo di rimodellamento desiderato, il tipo di tessuti della paziente e le sue caratteristiche anatomiche.
Per esempio, le protesi di tipo anatomico esaltano molto lo slancio del profilo, ma non sono indicate per rendere più prorompente un decolletè appena accennato, come in un seno molto piccolo. La forma e il volume del nuovo seno saranno determinati dalla somma di due fattori: la protesi scelta e il volume e la posizione del tessuto mammario originale. La scelta del volume delle protesi è sempre preceduta da un’analisi tissutale della zona.
Le dimensioni delle protesi infatti dovrà riempire l’involucro cutaneo senza però essere eccessivo. Volumi molto abbondanti delle protesi vanno valutati attentamente: esiste infatti un aumento delle complicanze in presenza di impianti dalle dimensioni esagerate e a lungo termine un rimodellamento del genere può generare insoddisfazione.
Per la scelta della forma delle protesi, il chirurgo plastico valuta la situazione anatomica della paziente. La larghezza degli impianti mammari non deve superare la dimensione alla base della ghiandola.
L’altezza della protesi invece si valuta in base alle proporzioni del torace e delle spalle. Addirittura la forma e la proiezione dei glutei possono essere analizzati per cercare di stabilire una continuità estetica riprendendo un canone già presente nel corpo della paziente. Una metodica molto valida per aiutare la donna nella scelta del risultato che desidera ottenere è la “realtà virtuale in 3d – Crisalix”.
Grazie a questo sistema si effettua durante la prima visita , una scansione del torace della donna con una specifica mini telecamera in 3D.
Tale immagine è utilizzata per effettuare le simulazioni al computer. In questo modo si può apprezzare, in modo molto verosimile, quale sarà il risultato della mastoplastica additiva a secondo dei vari tipi di protesi mammarie scelte, del loro volume e della loro forma.
Le immagini generate dal sistema sono molto verosimili e possono essere visionate immediatamente sia dalla Donna che da un suo accompagnatore.
Tale possibilità offerta dalla attuale avanzatissima tecnologia in 3d della Crisalix riscuote un altissimo indice di gradimento: la donna si sente supportata efficacemente dalle tecnologie più moderne nella scelta del risultato della sua mastoplastica additiva.

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Chirurgia Estetica solo se ai massimi livelli di qualità e di sicurezza

A Reggio Emilia 20 ragazze hanno denunciato un centro di chirurgia estetica low cost per una operazione di protesi al seno. La notizia è uscita pochi giorni fa sui media: è stato ripresa dalla trasmissione di Italia Uno “Le Iene”. Il costo richiesto per l’operazione era ben al di sotto del prezzo di solito praticato da altre cliniche o chirurghi plastici. Le donne hanno lamentato carenze nella visita preliminare. Le foto erano inviate tramite Whatsapp. Hanno lamentato carenze nell’atto chirurgico e nelle visite post operatorie. Non bisogna mai sottovalutare la scelta del chirurgo: occorre informarsi sulla sua formazione, sul suo aggiornamento e sull’esperienza professata nello specifico intervento, così come è necessario verificare la struttura in cui opera. La visita pre operatoria è il biglietto da visita di ogni chirurgo, necessaria per capire le esigenze e le possibilità concrete di un intervento.  Questo incontro è importante per capire la sensibilità estetica del chirurgo attraverso immagini, fotografie e domande. Studi specifici hanno dimostrato che le persone ben informate sull’intervento chirurgico a cui si devono sottoporre e sulle procedure da seguire in fase pre operatoria riduce l’ansia e anche il rischio di complicanze, in particolare di infezione della ferita chirurgica. Il periodo che precede l’intervento dovrebbero inoltre servire al paziente per acquisire tutte le informazioni sull’operazione chirurgica: è molto importante in questa fase non avere timori e parlare con il proprio medico per capire come verrà effettuato l’intervento, quali sono le possibili alternative, i rischi correlati all’intervento stesso e all’anestesia. Durante gli incontri con il chirurgo è bene informarlo sulle terapie in atto così che possa dare indicazioni su quali farmaci è meglio sospendere nelle settimane e/o nelle 24 ore che precedono l’intervento chirurgico. Quindi mai sottovalutare la visita pre operatoria e massima attenzione nella scelta della struttura e del chirurgo.

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I numeri della bellezza in Italia e nel mondo

In attesa di poter ottenere i dati più aggiornati relativi al 2017, le nuove statistiche elaborate nel corso degli ultimi mesi sembrano confermare le anticipazioni evidenziate da ISAPS, (International Society of Aesthetic Plastic Surgery) la società internazionale di chirurgia plastica estetica che raggruppa moltissimi Chirurghi Plastici Etstici di Tutto il Mondo.