Nasi da Oscar

Sono molte le star affezionate ai propri difetti che non intendono ricorrere alla chirurgia plastica. Una delle imperfezioni più in voga a Hollywood? Il naso taglia forte! Ecco a voi la galleria delle più celebri narici Extra Large! Sono pochi gli stoici che a Hollywood non sono ricorsi alla chirurgia plastica: la tentazione del bisturi è ormai così forte che i divi che ad oggi sono ancora “come mamma li ha fatti” si contano davvero sulle dita della mano. Tra maxillo-facciale, liposuzioni e laser, se bellezze giunoniche come Anita Ekberg e Sophia Loren iniziassero ora la carriera da attrici di sicuro ricorrerebbero alla chirurgia pur di sfoggiare un corpicino alla Kate Moss, oppure se una modella come Cindy Crawford salisse oggi per la prima volta sulla passerella, senza dubbio il suo neo a lato della bocca verrebbe tolto alla velocità della luce con il laser.

Ma nella Hollywood dei giorni nostri c’è ancora qualcuno che va controcorrente? Ebbene sì: tra le star che non si preoccupano dei propri difetti, ce ne sono molte troppo affezionate al proprio naso taglia XXL per separarsene! Da Gérard Depardieu, che del proprio nasone ha fatto un marchio distintivo che gli è pure valso ruoli cinematografici come quello di Cyrano de Bergerac, a Barbra Streisand, che più che per la sua ugola viene ricordata per le sue narici importanti, molte stelle non si fanno problemi a sfoggiare “piccoli” difetti.

E quello del naso grosso o imperfetto è l’irregolarità fisica più comune: Totò, Adrien Brody, Owen Wilson, ma anche Sarah Jessica Parker avrebbero potuto anche diventare ottimi sommelier, dotati come sono di un naso piuttosto voluminoso. Eppure un naso “ingombrante” può essere anche un marchio di bellezza, un segno di personalità.

Tra i “Pinocchi” dello star system, una menzione d’onore meritano gli attori spagnoli: dalla coppia Penelope Cruz- Javier Bardem a Rossy de Palma, l’attrice preferita di Pedro Almodóvar che ha partecipato a diversi suoi film tra cui Donne sull’orlo di una crisi di nervi gli iberici bagnano il naso a chiunque! E i francesi? A sfatare il mito del “nasino alla francese” scendono in campo Vincent Cassel, Daniel Auteuil e l’ormai proverbiale naso di Gerard Depardieu, mentre per quanto riguarda il mondo della musica sono tanti i cantanti e i musicisti che con la punta del naso arrivano quasi a toccare microfono o chitarra: da Pete Townshend al nostro Franco Battiato, in tanti hanno avuto fiuto… per il successo!

 

Cos'è la contrattura capsulare e come può essere trattata?

A volte, non importa quanto sia abile il chirurgo, possono sorgere complicazioni durante o dopo un’intervento chirurgico. Poiché la composizione del tessuto connettivo varia molto da un paziente all’altro, anche il processo  di guarigione è del tutto unico per ogni paziente. Questo è il motivo per cui alcuni sviluppano uno spesso tessuto cicatriziale dopo qualsiasi tipo di lesione cutanea profonda, mentre altri possono sostenere tagli profondi e sviluppare solo cicatrici sottili che si attenuano nel tempo. Un altro buon esempio di questa differenza è il modo in cui alcune donne sviluppano smagliature evidenti durante la gravidanza, indipendentemente da ciò che fanno per prevenirle, mentre altre donne superano la gravidanza senza problemi. Inoltre, il sistema immunitario risponde in modo diverso a stimoli uguali e il sistema immunitario di alcuni pazienti può reagire male agli impianti medici. La contrattura capsulare è una delle complicanze più frequenti che si manifestano in seguito     ad un intervento di mastoplastica additiva, correttiva o di ricostruzione del seno. Si colloca infatti al secondo posto tra le motivazioni che portano a dover eseguire un secondo intervento. Le informazioni a riguardo sono ancora poche e nebulose ma i tentativi fatti per evitarla hanno portato a una netta diminuzione dell’incidenza di questo disturbo.              In seguito all’impianto di una protesi mammaria interna, il nostro corpo reagisce sviluppando una sacca intorno alla protesi in quanto la percepisce come un corpo estraneo e vuole proteggere gli altri tessuti. In linea generale questa capsula periprotesica è molto utile perché isola l’organismo e allo stesso tempo mantiene la protesi in posizione corretta.          Essa inoltre si presenta sottile e flessibile e pertanto non crea problemi alla paziente. I disagi si presentano qualora la capsula dovesse ispessirsi e contrarsi, stringendo la protesi e deformando il seno. Non soltanto esso risulterà duro e innaturale ma si avvertirà anche del dolore. Questo può accadere dopo pochi mesi o anche dopo anni, oppure può non accadere affatto. La contrattura può presentarsi in entrambe le mammelle ma più comunemente avviene solo da un lato. In base alla sua gravità possiamo suddividere la contrattura in diversi livelli. C’è ancora molta incertezza per quel che riguarda le cause della contrattura della capsula periprotesica. In piccola percentuale può dipendere dal processo di guarigione individuale per il quale il corpo crea un tessuto cicatriziale più o meno spesso. Sicuramente il fumo contribuisce alla formazione di questa capsula, pur non costituendone la causa primaria. Può altresì derivare da problematiche relative all’impianto stesso (perdita o trasudazione di gel, non sterilità del prodotto) ma anche questo è un caso raro, soprattutto visto lo sviluppo delle protesi di ultima generazione. Un’ipotesi che si sta facendo largo negli ultimi anni è quella della presenza di un batterio nel seno che, invece di causare un’infezione acuta, svilupperebbe una sorta di infezione a bassissima evidenza attorno alla protesi che ricprerebbe la stessa con un sottile strato batterico (Biofilm). Nella maggioranza dei casi tuttavia, la contrattura capsulare sembrerebbe dipendere dal modo in cui viene svolto l’intervento additivo e dal tipo di accorgimenti che si attuano nel post-operatorio. Sebbene non sia stato ancora individuato un modo per scongiurare la contrattura capsulare, negli ultimi anni la sua incidenza è diminuita notevolmente passando dal 20% al 2-5%. Questo miglioramento è stato imputato alle nuove metodiche di intervento, sempre più sicure e meno invasive, e allo sviluppo delle moderne protesi.                                                      Per cercare di prevenire la formazione di una contrattura, al momento vengono adottati i seguenti accorgimenti: posizionamento dell’impianto in sede retromuscolare, che sembrerebbe proteggere la protesi da questa complicanza; utilizzo di protesi con rivestimento testurizzato piuttosto che liscio; utilizzo di liquidi antibiotici con cui irrigare la mammella durante l’impianto; ridurre al minimo le incisioni per l’inserimento in modo da limitare il sanguinamento; ridurre al minimo lo spazio creato per l’impianto in modo da evitare eccessivi danni ai tessuti; assicurare l’assoluta sterilità dell’ambiente operatorio e degli strumenti utilizzati; prescrizione di farmaci infiammatori nelle prime fasi del disturbo.

Scrub, gommage e peeling. Quali sono le differenze, quali le più usate e quelle zero invasive

La pelle è un organo in continua evoluzione: ogni giorno vengono eliminati 3-4 grammi di cellule morte, sostituite continuamente da nuove cellule che nascono nello strato più profondo dell’epidermide.
L’estate si avvicina ed è il momento ideale per iniziare a preparare il viso e il corpo all’esposizione al sole per rendere la pelle il più possibile liscia, uniforme e luminosa.
Ma con quale prodotto, con quale trattamento? Scopriamo insieme le differenze tra lo scrub, il peeling e il gommage così che possiate scegliere la miglior soluzione per le vostre esigenze. 

Le creme esfolianti per il viso, dette anche scrub, ma di solito indicate per il corpo per levigare le ruvidità di ginocchia, gomiti, talloni, contengono microgranuli abrasivi naturali che, generalmente, non presentano particolari controindicazioni. Comunque, prima di procedere all’applicazione, occorre accertarsi che non siano formulati con sostanze a cui potresti essere allergica o comunque ipersensibile. 

Il gommage, a differenza dello scrub, esfolia con maggiore delicatezza grazie a una base idratante, composta da creme oppure oli vegetali nutrienti. Come per gli scrub, l’azione esfoliante è di tipo meccanico: massaggiando la pelle con il prodotto si rimuove lo strato più superficiale di cellule morte che ricoprono l’epidermide. Bisogna solo fare attenzione in caso di couperose o irritazioni cutanee, un massaggio abrasivo non farebbe altro che peggiorare la situazione. 

I peeling, invece, sfruttano le proprietà di alcune sostanze, come alfa e beta-idrossiacidi, tra cui l’acido glicolico, per accelerare il naturale ricambio della pelle e generare così cellule nuove e vitali. Possono essere suddivisi in leggeri, medi e profondi, a seconda della sostanza usata e del livello di penetrazione che si vuole ottenere. Sono consigliabili solo quelli “blandi”, quindi con una concentrazione bassa di attivi, che si  possono tranquillamente eseguire da soli. Tutti gli altri sono di pertinenza medica, anche perché possono presentare controindicazioni. Una su tutte, le macchie cutanee. Meglio quindi affidarsi a uno specialista. 

Il peeling chimico (dal verbo inglese to peel, pelare) è un trattamento che serve ad accelerare questo rinnovamento cellulare: l’applicazione di un agente chimico sulla pelle ne stimola l’esfoliazione e la velocità di rigenerazione. 
È il trattamento perfetto per chi desidera attenuare irregolarità della superficie cutanea (come rughe superficiali e cicatrici dell’acne), macchie cutanee di varia origine, acne in fase attiva. Trova inoltre indicazione in tutti coloro che desiderano ridare luminosità e levigatezza alla pelle messa a dura prova da stress, inquinamento, invecchiamento. Consiste nell’applicazione sulla pelle di una soluzione contenente uno o più agentichimici (acido glicolico, acido salicilico, acido tricloroacetico -TCA-), mediante l’utilizzo di un pennello o di un coton fioc.

La durata del trattamento è variabile (in genere pochi minuti) e dipende sia dalle caratteristiche del paziente sia dal prodotto utilizzato. Alla fine della procedura viene applicata una crema lenitiva e si raccomanda al paziente di non esporsi ai raggi solari. Il ciclo di trattamento prevede 3-4 sedute a intervalli di circa 20 giorni.

Differenze e analogie:possiamo quindi definire che scrub e gommage siano piuttosto simili perché sfruttano la medesima formula esfoliante tramite i micro granuli contenuti nel prodotto e che la differenza sostanziale si nasconda principalmente nell’intensità del trattamento. Il peeling invece non sfrutta l’azione abrasiva ma su quella chimica tramite rinnovamento cellulare.

Consigli sull’esfoliazione: sia per il peeling, sia per il gommage, sia per lo scrub vige la regola della non esposizione al sole subito dopo l’esfoliazione per evitare eritemi, irritazioni e scottature. Applicate con regolarità sempre la crema idratante che penetrerà più in profondità grazie alla rimozione delle cellule morte nello strato superficiale della pelle. Un segreto? Sapete che dopo l’esfoliazione la crema anticellulite agisce meglio?

I social media e la chirurgia plastica

In quanto esseri umani, siamo per natura sociali. Anche i chirurghi plastici, applicano questa capacità quando riescono a conquistare la fiducia dei loro pazienti e metterli a loro agio prima e dopo le procedure chirurgiche.

Se ripensiamo a prima che nascessero Facebook, Twitter, Instagram e Snapchat, risulta difficile ricordare come i pazieni riuscivano ad ottenere le informazioni a loro necessarie, come avveniva la programmazione dei pazienti, come si richiedeva il feedback al chirurgo o come si gestivano i check post-operatori.

Sicuramente ci voleva molto più tempo ed era certamente più costoso.L’evoluzione dei social media nell’ambito della chirurgia plastica ha trasformato il modo in cui si forniscono informazioni, si comunica e cambiano i tempi di risposta.

In un recente studio, si è dimostrata la potenza di Internet nell’influenzare le scelte dei pazienti riguardo l’aumento del seno. La ricerca ha evidenziato che più della metà dei pazienti ha iniziato la ricerca di informazioni sulla procedura tramite ricerche Web: il 41% con Google, il 18% con un sito web sull’argomento in generale e l’11% con il sito web di un chirurgo plastico. Solo il 10% ha inizialmente consultato un chirurgo plastico.

Riconoscendo il vasto potere di Internet, molti chirurghi plastici hanno sviluppato siti Web per offrire ai potenziali pazienti informazioni sulle loro credenziali, la filosofia,  le operazioni praticate e le domande e risposte di base sulle procedure. La chirurgia plastica sta sempre più entrando in questo spazio di marketing non tradizionale non solo per connettersi con i loro pazienti, ma anche per educare la comunità, pubblicizzare e rimanere competitivi. I social media sono stati adottati da organizzazioni professionali di chirurgia plastica, tra cui l’American Society for Aesthetic Plastic Surgery (ASAPS) e l’American Society of Plastic Surgeons (ASPS), che hanno entrambi incorporato Twitter, Facebook e YouTube nelle loro meeting nazionali e nei loro siti web.  Questo tipo di interattività è utile soprattutto per aiutare i pazienti a sentirsi “in contatto” con i loro chirurghi o altri esperti medici.

 

Il naso "giusto" per un selfie

Secondo un sondaggio dell’American Academy of Facial Plastic, il 42% dei chirurghi hanno ricevuto la visita di pazienti che volevano sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica per migliorare il loro viso. Nei selfie che mostravano al Chirurgo i loro visi risultavano con lineamenti marcati, sproporzionati, sgradevoli. I loro visi nelle immagini da postare sui social network erano fortemente distorti. Per indagare su questo fenomeno un gruppo di ricercatori, guidato da Boris Paskhover della Rutgers New Jersey Medical School di Newark, ha calcolato la distorsione delle caratteristiche facciali a diverse distanze e con diverse angolature della fotocamera scoprendo che la larghezza del naso percepita aumenta quando la telecamera si avvicina al viso. A distanza di 30 centimetri, per esempio, i selfie aumenterebbero le dimensioni del naso del 30% negli uomini e del 29% nelle donne, mentre a un metro e mezzo le proporzioni sarebbero quelle reali. Formule simili possono essere applicate anche ad altre parti del viso. Così, gli uomini che vogliono enfatizzare un mento più forte o una mascella volitiva potrebbero posizionare la fotocamera a una determinata distanza e con un angolo preciso e lo stesso potrebbero fare le donne che vogliono sottolineare i loro occhi. Riconducibile a questo fenomeno è la fortuna di uno degli accessori più venduti in questi ultimi tempi: il selfie stick, l’asta periscopica utilizzata per scattare dei selfie più ampi. Sono soprattutto i pazienti più giovani, quelli sotto i 40 anni, che spesso durante la visita con il chirurgo estraggono i cellulari per sottolineare che il loro naso è troppo grande. E’ compito del chirurgo parlare con i pazienti, anche mostrandogli attraverso uno specchio o una foto scattata alla giusta distanza che il loro naso è normale.

Cos'è la rinoplastica medica

Negli ultimi anni ha preso piede una nuova soluzione: la rinoplastica medica, senza il ricorso obbligato al bisturi. Si tratta di un trattamento di medicina estetica per correggere difetti minori, soprattutto del dorso e della punta del naso. Nota anche come rinofiller, la tecnica permette di modificare il profilo del naso semplicemente con delle iniezioni a base di acido ialuronico o di idrossiapatite di calcio; viene utilizzata anche la tossina botulinica per aumentare la proiezione della punta. La procedura dura meno di un’ora e si effettua in ambulatorio. Non è richiesta anestesia e i risultati si vedono immediatamente man mano che si inietta il filler: motivo per cui il chirurgo può decidere assieme al paziente quando fermarsi. Dopo il trattamento il paziente riscontra un lieve arrossamento e gonfiore che si risolveranno in poco tempo. Con la rinoplastica medica non si può parlare di una vera e propria correzione: è possibile correggere solo il problema estetico, non quello funzionale della deviazione del setto nasale.

La rinoplastica medica ha quindi dei limiti: non sono effettuabili, per esempio, degli interventi riduttivi, ovvero per ridurre la dimensione del naso. Ma se le dimensioni sono corrette e si vuole correggere solo un gibbo o alzare la punta, il filler può essere una valida alternativa al bisturi. Il risultato però non è definitivo e dovrà essere ripetuto dopo circa 1 anno.

Anche per la rinoplastica medica è necessaria una buona conoscenza dell’anatomia e una buona esperienza. E’ fondamentale affidarsi a mani esperte, soprattutto perché si lavora in una zona delicata, potenzialmente esposta a complicanze. Iniettando una quantità eccessiva di filler o in zone o livelli sbagliati, per esempio, si possono penetrare nei vasi e provocare danni cutanei.

 

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